Storia inventata dai bambini di 4 anni della sez. G della scuola dell’infanzia Pianeta Bambino di Cellole (CE)
Nella scuola dell’infanzia Pianeta Bambino a Cellole, i bambini della sezione G amavano uscire in cortile e giocare all’aperto. Dopo un’intensa nevicata furono accompagnati fuori dalle loro maestre e realizzarono un meraviglioso pupazzo di neve: aveva per naso una carota gigante, bottoni colorati sul petto e due ramoscelli al posto delle braccia. Una bambina gli regalò il suo cappello dai mille colori ed un bambino la sua sciarpa rosso fuoco. Lo battezzarono col nome di Cristiano.
I bambini rientrarono in aula e dopo poco uscirono da scuola. Durante la notte, mentre dormivano tranquilli nei lettini delle loro camerette, la fatina Stellina, la fata della scuola dell’infanzia che si divertiva a fare magie in lungo e in largo senza che nessuno potesse vederla (quando i bambini e le loro maestre non c’erano), si accorse della nuova presenza in cortile. Gli si avvicinò e lo cosparse di polvere magica: da allora Cristiano poteva muoversi e parlare!
Il cortile era pieno di casette, scivoli, giostrine, altalene… un vero spasso! Quando la scuola si svuotava, per lui iniziava il divertimento: era il pupazzo di neve più felice del mondo!
Ma i giorni felici durarono poco. Un gruppetto di bambini monelli della classe quinta della scuola primaria iniziarono a fargli i dispetti: i bottoni finirono sulle sue spalle, uno dei ramoscelli venne spezzato e buttato via, la sciarpa rosso fuoco venne nascosta dietro lo scivolo. La vita di Cristiano diventò un vero incubo.
Una mattina i bambini della sezione G uscirono in giardino e corsero a giocare vicino a lui, notando il suo disordine.
“Ma cosa ti hanno fatto?”, esclamò una bambina.
“Dov’è finito il tuo braccio?”, chiese un altro.
“La sciarpa è dietro lo scivolo!”, gridò, correndo, un’altra compagna.
Cristiano si lasciò sfuggire: “Sono tristissimo, aiutatemi!”
Immaginatevi lo stupore dei bambini… un pupazzo di neve parlante! Alcuni si strofinarono le orecchie per essere certi di aver sentito bene. Ma era proprio così, Cristiano poteva parlare… e quanto parlava!
Raccontò di tutti i dispetti che era costretto a subire da quei bambini più grandi e di quanto fosse stato difficile tenersi tutto per sé in quei giorni. I bambini erano decisi ad aiutarlo in ogni modo. Si presero per mano facendo un girotondo intorno a Cristiano ed esclamarono: “L’unione fa la forza!”.
Raccontarono tutto alle maestre e iniziarono a lavorare per rendere felice il loro amico.
Per prima cosa, rimisero a posto i suoi bottoni colorati, poi una maestra trovò un bel ramoscello robusto e lo sistemò al posto del braccio rotto. La sciarpa rosso fuoco fu recuperata da dietro lo scivolo e avvolta con affetto intorno al suo collo, mentre il cappello dai mille colori continuava a brillare sulla sua testa. Il sorriso ricominciò ad affacciarsi sul volto di Cristiano.
Le maestre dei bambini più piccoli parlarono con le maestre dei bambini monelli e decisero di correre ai ripari!
Si diedero appuntamento in giardino, il giorno seguente.
Tutti i bambini furono messi in cerchio intorno a Cristiano e le maestre iniziarono col dire: “Anche i bambini più grandi possono sbagliare… la cosa più importante è imparare a rimediare!”. Spiegarono quanto fosse importante rispettare gli altri sempre e quanto dolore potesse provocare un comportamento scorretto nel cuore di un altro.
I monelli capirono di aver sbagliato e, un po’ timorosi, chiesero scusa a Cristiano e ai loro compagni più piccoli, promettendo di non fargli mai più dispetti.
Da quel giorno il pupazzo di neve non si sentì più solo. Per tutto l’inverno, ogni mattina i bambini della sezione G correvano in cortile per salutarlo, raccontargli storie e cantargli canzoncine. Cristiano ascoltava felice, custodendo ogni parola nel suo cuore di neve.
Quando arrivò la primavera e il sole iniziò a scaldare più forte, Cristiano capì che il suo tempo stava per finire.
Una notte la fatina Stellina tornò da lui e gli sussurrò: “Non essere triste, resterai comunque sempre con loro”.
Il mattino dopo, al posto del pupazzo, i bambini trovarono una piccola pozzanghera scintillante e, accanto, un biglietto che diceva: “Grazie, per avermi voluto bene”.
L’acqua, col calore di quei giorni di primavera, evaporò e salì in cielo, diventando una nuvoletta che continuava a vegliare sui suoi preziosi amici… in attesa dell’inverno successivo…