Storia inventata dai bambini di 5 anni della sez. E della scuola dell’infanzia Pianeta Bambino di Cellole (CE)
C’era una volta, nella piazza di Cellole, un parco giochi bellissimo. C’erano scivoli altissimi, altalene che volavano quasi fino al cielo e una giostra che faceva gira, gira, gira. Quel parco era la casa di un orso magico di nome Bruno.
Bruno era diverso dagli altri orsi, non solo per il colore della sua pelliccia, che era di colore oro, ma soprattutto perché era invisibile ai bambini. Anche se non potevano vederlo, i bambini sentivano la sua magia: le altalene andavano più in alto, lo scivolo era sempre liscio e la giostra girava più forte. Bruno amava giocare e passava le sue giornate ad aiutare i bambini a divertirsi.
Una notte d’estate, mentre Bruno era seduto sull’altalena, sentì un rumore strano. Dietro lo scivolo più grande si aprì una porta segreta. Da quella porta uscì un mostro spaventoso di nome Grugno, con grandi occhi gialli e lunghe braccia. Grugno voleva rubare tutti i giochi del parco e cominciò a tirarli con forza verso la porta da cui era uscito.
Bruno capì che doveva fermarlo: non era solo un orso invisibile, ma era il custode dei giochi. Sapeva che esisteva una chiave magica capace di chiudere la porta segreta e far rientrare il mostro, ma la chiave non si trovava nel parco. Era nascosta nella biblioteca della piazza, dentro un vecchio libro, e Bruno non poteva andare a prenderla da solo.
Il giorno dopo Bruno decise di farsi vedere da una sola bambina: Maria. La scelse perché era gentile, rispettava il parco e sapeva chiedere aiuto agli adulti.
Bruno le spiegò che il parco era in pericolo. Maria non ebbe paura, ma disse che non poteva andare da sola. Così chiese aiuto alla sua nonna. Insieme andarono in biblioteca e, dentro un vecchio libro, trovarono la chiave magica.
Maria tornò al parco mentre Grugno cercava ancora di portare via i giochi. Inserì la chiave nella porta segreta mentre Bruno spingeva Grugno dentro. La porta si chiuse per sempre.
Il parco giochi era salvo. Da quel giorno Maria e Bruno rimasero amici segreti. I bambini continuarono a giocare felici e il parco di Cellole rimase un luogo magico, protetto da Bruno, l’orso invisibile, grazie al coraggio di una bambina e all’aiuto di una nonna.